Critica al pensiero di Karl Heinrich Marx

Marx è la principale fonte di ispirazione per l’ideologia comunista, ma ci si è mai soffermati ad analizzare il suo pensiero - sommamente espresso ne “Il Capitale” - piuttosto che accettarne le idee in maniera acritica?
Karl Heinrich Marx nasce a Treviri nel maggio del 1818. Anzitutto iniziato a contestualizzare l’autore. Siamo agli inizi dell’800, il secolo della rivoluzione industriale, ma il filosofo non potrà apprezzare in pieno gli sviluppi dell’era dell’industrializzazione. Le prime macchine iniziano a fare capolino nel mondo del lavoro e sorgono le prime industrie che cominciano a farne uso. E’ una svolta eccezionale, di cui però i vantaggi possono essere solo immaginati. Ed è quello che fa Marx. Questi guarda ad un futuro in cui la diffusione delle macchine permette di colmare qualsiasi bisogno. Delinea uno scenario in cui nel mondo industrializzato, grazie all’apporto delle macchine, si può avere quella distribuzione dei beni che, se correttamente organizzata, può garantire ad ognuno le medesime condizioni di vita.
Da qui parte allora la critica all’organizzazione moderna e la suddivisione della storia in società. Anzitutto il pensiero che fa da pilastro alle sue opere è l’ulteriore arricchimento di chi ricco lo è già, e l’ulteriore impoverimento dei poveri. Ovvero individua una sempre maggiore disuguaglianza tra queste due classi, con la progressiva scomparsa del ceto medio. Per Marx, quindi, nel suo futuro prevedibile vi sono solo due individui: il ricco, proprietario dei mezzi, ed il povero il cui ruolo è semplicemente quello di contribuire all’arricchimento del padrone.
Questo è un punto molto importante che richiameremo dopo: la scomparsa del ceto medio.
Come detto, il secondo aspetto basilare consiste nell’individuazione delle società che si sono succedute nel corso della storia; esse sono:
- società primitiva;
- società agricola;
- schiavismo;
- feudalismo;
- società capitalistica.
Marx parte da questa suddivisione, e dal presupposto della ciclicità della storia, per immaginare il tramonto della società capitalistica, così come avvenuto per le altre società che la hanno preceduta. La fase successiva sarà costituita, per il filosofo, dalla società comunista.
La nascita di questa nuova società è permessa dalle macchine. Per quale motivo? Marx individua il problema fondamentale delle fasi precedenti nella penuria dei prodotti, dei beni. Ogni società è fallita a causa della non abbondanza di tali beni. Diametralmente opposto è la causa che porrà fine alla società capitalistica: l’abbondanza degli stessi.
Marx individua un punto debole, una falla, nella società capitalistica, ovvero l’apporto delle macchine dato alla produzione che permetterà presto, nel suo futuro prevedibile, di avere una tale abbondanza di prodotti da impedire la corretta collocazione degli stessi sul mercato. L’offerta che supera la domanda, la sovrapproduzione, in sostanza.
Oggi, a due secoli di distanza, viviamo il futuro prevedibile di Marx e ci rendiamo conto che le sue previsioni sono state clamorosamente errate. Anzitutto non si è verificata la sovrapproduzione, ovvero non c’è un’abbondanza di beni tale da soddisfare ampiamente ogni bisogno. Per quale motivo? Perché sono nati bisogni nuovi. Nel 21esimo secolo non ci limitiamo a desiderare un tetto sulla testa ed un piatto sempre pieno a tavola. I nuovi bisogni sono il possedere un televisore, un cellulare, un computer, una macchina. Non possono essere messi sullo stesso piano dello stretto necessario per la nostra sussistenza, ma chi oggi riuscirebbe a farne a meno?
La questione, quindi, è molto semplice: la produzione, l’industrializzazione, generano nuove necessità.
Ma il presente che viviamo oggi si è allontanato dal futuro prevedibile di Marx anche per un’altra questione: la completa industrializzazione del mondo. Marx prevedeva, infatti, che la presenza delle macchine in ogni angolo della terra avrebbe garantito beni, e quindi il soddisfacimento dei bisogni, ad ogni individuo. Ma sappiamo che non è così. L’industrializzazione degli USA non è comparabile, ad esempio, a quella della Romania. Così come l’industrializzazione della Romania non è comparabile a quella del Congo. E, di conseguenza, sono diversi anche i bisogni. I bisogni di un cittadino americano sono diversi dai bisogni di un romeno o di un congolese.
La diffusione delle macchine non solo ha creato nuovi bisogni, ma è anche avvenuta in maniera non uniforme.
Ecco allora un’aspra critica a questo mondo industrializzato: ha creato il cosiddetto consumismo.
Ma il consumismo è realmente un male? Oppure è il motore della società moderna? La borsa griffata è realmente più importante di una normale sacca? Le bottiglie di vino da 200 euro, le macchine potenti, le ville con piscine, gli alberghi lussuosi sono realmente importanti? Non lo sono come prima necessità, ma sono il motore della nostra società. La loro diffusione permette di creare ricchezza, che aumenta il reddito medio, che fa quindi da traino per tutta la società. La Cina è sempre più capitalistica, così come anche la Russia di Putin. Ed il numero di poveri è sempre più basso. Dal 1998, anno in cui la Russia rischiava il tracollo, ad oggi le condizioni di vita sono enormemente migliorate.
Ecco allora un’altra falla nel pensiero marxista: la scomparsa del ceto medio. La realtà smentisce clamorosamente questa affermazione. Il ceto medio costituisce il 90% della composizione degli stati avanzati. Al contrario delle previsioni di Marx si è avuta la crescita, enorme crescita, di questo ceto.
E ancora: il ricco che si costruisce una villa consuma realmente risorse a discapito del povero? In passato il despota che desiderava un palazzo nuovo si affidava al lavoro degli schiavi e consumava enormemente le risorse accumulate dal popolo, ed offerte coercitivamente al suo signore. Ma possiamo dire lo stesso oggi? Costruirsi una villa a 2 piani anziché una modesta casa ad un piano solo consuma risorse alla collettività? Al contrario, nella società capitalistica il continuo soddisfare i propri bisogni - visti nella nostra concezione moderna - genera quel dinamismo nella produzione che genera ricchezza. Come un motore che deve mantenersi in continuo movimento.
Le teorie marxiste partoni quindi da una supposizione fatta dal filosofo su quello che poteva essere al suo tempo il futuro prevedibile. Tale supposizione si è rilevata errata perché:
- non si è avuta la scomparsa del ceto medio, anzi, nelle società più sviluppate, più capitalistiche, tale ceto costituisce il 90% del totale;
- non si è avuto il crollo del capitalismo. Forse avverrà in futuro, ma dall’800 ad oggi si è diffuso sempre di più, investendo anche paesi come la Cina, che fanno del consumismo l’elemento portante della loro economia in costante crescita;
- la mancata industrializzazione in maniera uniforme;
- qualora tale industrializzazione avvenisse in maniera equa in un futuro prossimo, non sarà comunque la causa della fine del capitalismo, in quanto non si crea quella sovrapproduzione tale da soddisfare ogni bisogno, tale da creare abbondanza. Si è visto, invece, che ne ha fatto nascere sempre di nuovi.
Il comunismo, quindi, si basa su idee errate, su previsioni sbagliate di quello che poteva essere il futuro prevedibile per un filosofo dell’800. A due secoli di distanza possiamo notare quanto clamorosamente erronee siano state quelle previsioni. Il capitalismo ha permesso agli USA di avere per decenni e decenni una indiscussa egemonia mondiale, ha creato cultura, ha creato ricchezza, ha fatto da traino agli stati che hanno commerciato con loro. Oggi paesi come la Cina e la Russia stanno seguendo questo modello, creando ricchezza che fa da traino anche per le classi sociali meno abbienti. I poveri man mano vanno a costituire il ceto medio e, se anche c’è differenza tra quanto guadagna un commerciante e quanto guadagna un dirigente, il potere d’acquisto cresce in egual misura (vedi la seconda parte di Costo della vita nel mondo).
D’altronde, come diceva Deng Xiaoping: “non tutti possono arricchirsi insieme: meglio che alcuni comincino e aiutino gli altri“. E non è questo pensiero riconducibile al capitalismo? La Russia di Putin non sta creando dei ricchi che fanno da traino ai meno abbienti? E non è in questo modo che la Russia dal 1998 al 2008 sembra stia risorgendo? Non è questo quanto avvenuto in occidente?
Il pensiero marxista, per concludere, andrebbe rivisto alla luce degli sviluppi moderni. Non lettura acritica, quindi, ma corretta contestualizzazione nel periodo storico ed alla luce delle evoluzione dei mercati moderni.
“Come si definisce un comunista? Beh, è qualcuno che legge Marx e Lenin. E come si definisce un anticomunista? È qualcuno che capisce Marx e Lenin” - (Ronald Reagan)
“Come diceva Ronald Reagan, chi ha letto Marx è diventato comunista, chi l’ha capito è diventato liberale” - (Silvio Berlusconi)







[...] Critica al pensiero di Karl Heinrich Marx [...]